“Il Galà dell’Olio”, l’anno zero dell’evento che vuole l’olio al centro di un nuovo turismo

Al tempo delle cattedrali la pietra si faceva statua, musica e poesia. Oggi può farsi anche cibo. Buon cibo. E può farsi ulivo. Che si fa olio. Sicuro che sarebbe piaciuto anche al buon Riccardo Cocciante.

Fantasmagoria? Il Galà dell’olio tenutosi a Bitonto lo scorso tre ottobre lascia intendere che le fiabe si fanno realtà. Anzi, si fanno pietra, si fanno mani che la scolpiscono e mani che con la stessa “architettura” ricavano spremuta di olive da alberi altrettanto ancora più antichi delle cattedrali.

Proprio nella piazza che porta il nome della splendida chiesa dedicata a San Valentino, un visionario che risponde al nome di Emanuele Natalizio ha radunato duecentocinquanta ospiti per celebrare l’olio e narrarne la storia e le storie. Per raccontare uomini e donne che dell’olio hanno fatto ragione di vita e d’impresa.

Nella piazza che ricorda uno scorcio di Toscana, all’ombra della cattedrale romanica, delle sue pietre, delle sue statue e del magnificente rosone, Natalizio ha convocato tanta bella gente. Tra cui Alessandro Preziosi, che ha letto una poesia di Erri De Luca, Giuliana De Sio, che invece ha deliziato la platea degustante, con la lirica di Notte Italiana di Invano Fossati, la giornalista Margherita De Bac, il nutrizionista e divulgatore Antonio Moschetta e Stefano Di Battista, che ha omaggiato Ennio Morricone con i suoi molteplici sassofoni.

Ma, si diceva, il claim della serata doveva festeggiare l’olio d’Italia. Ed ecco il succo d’oliva della Sicilia, opera dei Frantoi Cutrera, azienda di Chiaromonte Gulfi, nel ragusano; della Toscana, prodotto dall’azienda di Giorgio Franci; della Marsica, con il biologico Viride prodotto nella salernitana Morigerati; e infine della Puglia: la “Foglia d’oro” 2022, il trofeo per l’edizione d’esordio del Galà, è andata a Donato Conserva e al suo Mimì e a Maria Carmela Achille, capitana del Frantoio Amore Coltivato.

Conserva ha raccontato come un’azienda a vocazione logistica e trasporti abbia deciso di creare un brand dedicato all’agricoltura. «L’olio mi ha ricordato il primo cioccolato della mia vita di bambino: un piacere assoluto. Poi, è stato come un realizzare un film sulla risorgenza: l’uliveto che dal nulla ti consegna il miracolo di Madrenatura»

L’ambizione della Achille, invece, è che la produzione dell’olio nella sua Bitonto si trasformi in «operazione culturale», addirittura in «esperimento sociale». Lei, laurea in legge, e grande passione per la terra, descrive con passione contadina la produzione di Fs-17, la “Favolosa”, una varietà che resiste al batterio della Xylella. Perché il problema «non è se, ma quando» la “fastidiosa Wells” dalla Piana degli Ulivi Monumentali si arrampicherà fino al centro di gravità permanente, l’area di Corato, Bitonto, Ruvo, Andria…

Intanto, Natalizio, dalla tolda di nave “Patriarca”, dirigeva il sontuoso organico (nella batteria anche Corrado Amato, Andrea Perini e il bakery chef Nico Carlucci: i suoi pani, intrisi dei cinque oli, si sono trasformati in gustoso entrée) e la laboriosa “ciurma” degli eleganti studenti dell’Alberghiero di Molfetta.

L’équipe nataliziana ha creato un lombo di baccalà in purezza su letto di fagioli cannellini, infiocchettato di olive nolche; un “riso non riso” di sedano rapa con fonduta di galaverna e polline; un raviolo farcito di burrata con zucchina alla scapece; una guancia di vitello con vincotto di fichi (premonizione di sapori natalizi) e scorzone nero, il tartufo della Murgia.

«Sono certo che questa sarà una prova generale per un Galà dell’Olio che possa diventare un festival nazionale, nel quale si esalti il rilievo degli olivicultori e si consacri la capacità dell’olio di diventare marketing e di incentivare un turismo lento e pensato». La lentezza del gusto.

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