Il boom delle bollicine travolge anche la Puglia

Che le bollicine avessero un certo fascino questa è cosa ormai risaputa, visto l’incremento produttivo avuto negli anni, anche in aree geografiche del nostro Paese meno vocate alla produzione spumantistica. Una fra queste è senza dubbio la Puglia, terra considerata da sempre culla prediletta per la crescita dei vini rossi strutturati, vedi su tutti il Primitivo di Manduria e il Negroamaro. Da tempo, invece, si assiste proprio dal Tacco d’Italia, grazie alla lungimiranza di alcuni produttori, all’aumento di spumanti metodo classico e metodo Martinotti di chiara provenienza pugliese. Un vitigno su tutti che nel tempo è la testimonianza ben tangibile di quanto le bollicine riescano a sorprendere è senza dubbio il Bombino bianco, uva caratterizzata da un’impronta acida marcata che gli permette di sviluppare una struttura da fare invidia.

L’etichetta di questa settimana per l’appunto è una bollicina, uno spumante metodo Martinotti realizzato solo da uva Bombino bianco, prodotto a San Severo, terra che negli anni è da considerare come se fosse diventata un distretto riconosciuto e riconoscibile per la spumantistica di qualità. Centofàte è il nome della bottiglia realizzata dalla cantina D’Alfonso del Sordo, storica realtà locale, che negli anni con umiltà e perseveranza è riuscita a scavallare i confini regionali per far conoscere e apprezzare anche sulle tavole e sugli scaffali stranieri vitigni come il Nero di Troia e il Bombino bianco. Oggi Gianfelice insieme alla moglie Celeste continua a investire su questa terra, quella pugliese, portando avanti i suoi vini e il suo territorio. Severino Garofano e Luigi Moio, due enologi di grande valore e per anni validi consulenti della cantina hanno aperto la strada che poi è l’attuale, che la cantina oggi continua a percorrere, con l’enologo Cristiano Chiloiro verso la valorizzazione dei vitigni autoctoni della Puglia settentrionale.

Centofàte Vino Spumante Pas Dosè Metodo Martinotti lungo Millesimato Igp Puglia Bombino Bianco 2020

Nel calice si osserva un leggero vortice d’effervescenza, un perlage fine e delicato che non invade al sorso. Al naso si rincorrono i profumi fruttati di pera, mela, note di nocciola tostata e piccole sensazioni agrumate che ricordano il bergamotto. Dopo una pressatura soffice su uve intere fino ad un massimo del 50%, il mosto viene messo a fermentare in cisterne d’acciaio ad una temperatura di 14°C per circa 20 giorni. Dopo la stabilizzazione il vino viene sottoposto ad una rifermentazione in autoclave per circa un mese e mezzo e per successivi sei mesi resta a contatto con le fecce di rifermentazione, questa procedura garantisce maggiore struttura e finezza del perlage. Al sorso regala piacevoli sensazioni che si mantengono in equilibrio tra la spalla acida e la sapidità. Ottimo in abbinamento con una bruschetta di pane tostato stracciatella e cime di rape. Questa bottiglia raggiunge a scaffale un prezzo sui dodici euro per arrivare ai sedici nelle carte vini dei ristoranti.

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