Giorgio Di Palma, il ceramista contemporaneo che con le sue opere ha ispirato lo chef Massimo Bottura

Il Quartiere delle Ceramiche di Grottaglie, che si estende a ridosso del Castello Episcopio, ospita circa cinquanta botteghe di artigiani. Alcune sono scavate nella roccia, altre conservano ancora le antiche fornaci dove veniva cotta l’argilla. Avventori e turisti si perdono tra le stradine del Quartiere, osservando il tradizionale decoro del galletto su piatti e tazzine, i pumi di ogni forma e colore e la maestria degli artigiani all’opera. Un succedersi di manufatti e tipiche decorazioni che, con grande sorpresa, si interrompe se si ha la fortuna di imbattersi nel laboratorio di Giorgio Di Palma, dove gli oggetti del quotidiano e i ricordi del passato sono fatti di ceramica. Palloncini, gelati degli anni ottanta, ciotole con tarallini e olive, cerotti, popcorn, macchine fotografiche sono solo alcune delle “ceramiche di cui non c’era bisogno” realizzate dall’artista. I suoi coni gelato sono stati notati anche dallo chef Massimo Bottura, che ne ospita un’installazione presso la sua guest house modenese, Casa Maria Luigia. Installazione che ha poi ispirato lo chef nella realizzazione di uno dei suoi piatti, la zuppa fredda di carbonara. Figlio di ceramista, ma con un percorso di studi lontano dall’arte, Giorgio Di Palma, dopo aver trascorso diversi anni all’estero, lavorando come tecnico informatico, nel 2010 decide di tornare a Grottaglie e di aprire un laboratorio di ceramica.

“La ceramica è nata per essere funzionale. Fino agli anni sessanta quasi tutti i contenitori erano fatti in questo materiale. Poi sono arrivate la latta e la plastica e improvvisamente la bellezza della ceramica è stata sostituita dalla funzionalità dei polimeri.  Con le ‘ceramiche di cui non c’era bisogno’ creo un corto circuito riproponendo in ceramica oggetti che di solito sono fatti in altro materiale, ma privandoli della funzionalità. Mi piace considerarle come l’opposto dell’usa e getta. Sono fatte per non poter essere utilizzate ma non puoi neanche buttarle via, perché non è possibile farle scomparire. Il principio che sta dietro tutte le opere e le installazioni che realizzo è in genere lo stesso. A motivare la scelta c’è l’emozione che suscita un ricordo, legato spesso alla nostalgia, all’infanzia o a episodi vissuti da tutti, ad esempio il gelato caduto o la merendina della gita. Mi piace considerare le mie opere come pop, popolari, prerogativa che in fondo ha segnato la tradizione della ceramica di Grottaglie. In questo mi sento molto più in linea io con la tradizione rispetto ai tanti negozi di souvenir che si ritrovano a Grottaglie o nei borghi della Puglia. Nella mia ceramica c’è spazio per il racconto. Le mie opere sono diari che narrano la Puglia, la Cina, la Germania, l’Austria, la Norvegia, la Repubblica Ceca, Gerusalemme e tutti i posti che ho avuto la fortuna di conoscere e visitare grazie alle mostre, alle conferenze e alle residenze.”

FESTA DI COMPLEANNO: UN PROGETTO DI DENUNCIA

 Nel 2021 in collaborazione con l’Associazione culturale Pigment Workroom, Giorgio Di Palma partecipa alla realizzazione della mostra “Festa di compleanno, Elogio al Passato”, allestita presso la Fondazione Pino Pascali di Polignano. Un elogio, appunto, alle feste del passato dove oggetti, cibi e bevande immancabili nei compleanni degli anni ‘70, ‘80 e ‘90 sono stati riprodotti in ceramica e resi attuali dall’artista. Un progetto che ha voluto indagare nelle emozioni dei cittadini di Polignano, che hanno visto diventare il loro borgo marinaro e agricolo una delle principali attrazioni del turismo internazionale.

“Il progetto festa di compleanno si proponeva di denunciare la triste deriva che si sta avendo in Puglia. Vendita di stereotipi e svendita di valori identitari. Luoghi come Polignano, Monopoli, Alberobello, Lecce, Bari, Ostuni, si stanno trasformando in non luoghi dove gran parte dell’offerta culturale che viene propinata e finanziata fa parte di format che non ci appartengono. L’estremo opposto è il tentativo di tutelare le tradizioni in maniera del tutto folkloristica. Non so dove abbiamo sbagliato, ma sicuramente offrire rosoli indossando abiti medievali non ha aiutato a tutelare un’identità. Tornando alla mostra, abbiamo chiesto agli abitanti di Polignano di mandarci foto di compleanni passati. Quelle foto sono entrate nel catalogo e sono il racconto di quello che eravamo, che dovremmo continuare ad essere. Abbiamo rivestito il museo di perlinato e lo abbiamo trasformato in un luogo. In uno di quei posti dove tutti abbiamo festeggiato almeno un compleanno nella vita.”

MOSTRI DI PLASTICA E STORIE POPOLARI

Le sue ceramiche sono protagoniste di progetti dal significato profondo, tra gli ultimi “Plastic freaks”, l’installazione permanente realizzata presso Ketos, la sede dell’associazione Jonian Dolphin Conservation, impegnata da anni nella tutela dei delfini del Mar Jonio. Un capodoglio sospeso al soffitto, realizzato in ferro e cartapesta dal maestro cartapestaio Deni Bianco, nuota in un mare di rifiuti di plastica riprodotti in ceramica da Giorgio Di Palma, per ricordare l’importanza della salvaguardia dei fondali marini. Un’artista pop, un ceramista contemporaneo capace di trasformare in arte anche un intervento doloroso come l’estrazione di un dente del giudizio.

 “Il distacco e la sofferenza sono tematiche che mi hanno sempre affascinato. Le ho trattate spesso in passato e questa volta sono tornato a farlo in collaborazione con gli amici di Xoparo Design, decidendo insieme di trasformare il dente in un feticcio. In concomitanza con l’estrazione del mio dente del giudizio abbiamo creato un percorso a 8 tappe che partendo dall’ ex-frantoio di Grottaglie conduce ad un ‘monumento ai caduti’ lungo il quale si trovano manufatti che raccontano storie e leggende legate alla perdita dei denti. In alcune culture sono le formiche che portano via i denti caduti per costruire delle case, in altre a farlo sono i topi in cambio di soldi, in altre ancore le fate. Sono storie popolari, comuni, che provano ad insegnarci sin da piccoli ad affrontare il distacco in maniera meno dolorosa.”

 

 

 

 

 

 

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