Granchio Favollo o pelosa, ecco la ricetta da gustare chela per chela

La Puglia è una regione che, essendo bagnata da due mari per circa 865 km ha una grandissima varietà di ricette di pesce, crostacei e molluschi, alcune molto conosciute come la tiella di riso patate e cozze, le seppie ripiene, la frittura di paranza o di calamari, gli spaghetti con le cozze, i cavatelli ai frutti di mare e tante, tantissime altre.

Ma gli spaghetti con il granchio favollo li conoscete? Sono certo che molti di voi mi risponderebbero di no, eppure, se invece di chiamarlo favollo dovessi usare il termine con il quale questo granchio è conosciuto in Puglia, in tanti mi direste di averli già mangiati!

Infatti, il favollo altro non è che la comunissima pelosa, vorace crostaceo presente nei nostri mari che, se ci si vuole preparare un saporitissimo primo piatto, bisogna imparare a catturare, perché molto difficilmente lo troverete in pescheria.

La tecnica di pesca è davvero particolare e va effettuata soprattutto nei momenti migliori che sono l’alba o il tramonto, quando escono dalle loro tane per procurarsi il cibo.

Ghiottissimo di tentacoli di polpo, è sufficiente legarne uno ad un bastone e avvicinarlo alla sua tana per invitarlo ad uscire e a fargli vincere la diffidenza. A questo punto, però, per prenderlo è necessario essere muniti di un altro sottile bastone dotato, all’estremità, di un nodo scorsoio fatto con lenza di nylon, e tenuto vicino all’esca. Quando la pelosa attaccherà il tentacolo di polpo spalancando le sue chele, allora sarà il momento in cui, tirando la lenza, il cappio si chiuderà catturandola.

I più bravi in questa pesca sono coloro che riescono, con un rapido movimento della mano, a bloccare il favollo senza l’aiuto del cappio, prendendolo alle spalle ed evitando, così, le sue tenaglie. Infatti, la pelosa ha due chele, una più grande ed una più piccola, con le quali riesce a fare davvero male, poiché è dotata di notevole forza nella chiusura.

Più volte ho visto qualcuno ferito dal pizzico della pelosa e io stesso, da ragazzo l’ho provato. Posso quindi assicurarvi che si tratta di un’esperienza da evitare, soprattutto se si tratta di un grosso esemplare.

Tuttavia, rispetto a molti anni fa, la popolazione delle pelose si è molto ridotta ed è sempre più difficile imbattersi in esemplari di grandi dimensioni, ma, piccole o grandi, il sugo con questo strano crostaceo ha un sapore che non si dimentica.

Se non siete abili nella sua cattura ma avete la fortuna di riceverle in regalo da qualche amico o di trovarle in pescheria, però, non perdete l’opportunità di cucinarvi questo gustoso piatto, la cui ricetta vado a descrivere.

In una casseruola dai bordi alti, preparate un soffritto di aglio e prezzemolo, mettete le pelose, alzate la fiamma e sfumate con del vino bianco secco.

Quando i nostri granchi saranno diventati rossi, aggiungere dei pomodori pelati e cuocere il sugo a fuoco basso per una mezz’ora. Nel frattempo, lessate gli spaghetti e conditeli con il sugo delle pelose, abbondante prezzemolo tritato e pepe bianco.

Il sapore di questo piatto è indescrivibile, soprattutto se sarete capaci di gustarlo succhiando il sapore dalle chele e dalle zampe della pelosa.

Un fresco rosato di Negroamaro è il perfetto accompagnamento di questo antico e poco conosciuto piatto della tradizione pugliese, prerogativa quasi esclusiva dei pescatori di professione o di quei pochi in grado di procurarsi il poco socievole granchio. Almeno finché non finisce in padella…

Foto Credits: Nico Nitti

 

 

 

 

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