Specialty Pal, il progetto di Valentina Palange per promuovere il caffè di qualità

Si definisce raccontatrice di caffè e nel 2018 ha creato Specialty Pal, un progetto nato per diffondere la cultura del caffè di qualità. Lei è Valentina Palange milanese di adozione, ma con le radici ben salde nella sua terra, Taranto. Grazie a Instagram ha dato voce a questa sua grande passione ottenendo, in poco tempo, un grande seguito.

“Il mio profilo Instagram è praticamente la mia vetrina, ma in realtà faccio tante altre cose legate al caffè e sono soprattutto una consulente per la comunicazione social. Un aspetto importante del progetto è la presenza del mio compagno, Luca Rinaldi. Oltre a essere un fotografo, è di grande supporto. Senza Luca non sarei andata da nessuna parte, soprattutto all’inizio. Il nostro profilo si basava tantissimo sulla fotografia e quindi, grazie alle sue foto, siamo diventati molto noti nel settore.”

IL CAFFÈ ETIOPE, IL SUO PRIMO AMORE

Dopo aver studiato al DAMS di Bologna, Valentina si trasferisce a Roma dove si specializza in comunicazione d’impresa e inizia la collaborazione con un’azienda di caffè.

È proprio qui che, mentre scoppia la passione, Specialty Pal muove i suoi primi passi.

“Fino a quel momento io non bevevo caffè perché non mi piaceva, lo trovavo troppo amaro e purtroppo mi causava sia tachicardia, sia problemi intestinali. Il caso ha voluto che io trovassi lavoro in questa azienda e quindi, dovendolo assaggiare per venderlo, ho notato che non mi faceva male per niente. Il mio primo amore è stato un caffè etiope e da lì mi sono appassionata tantissimo a questo mondo e allo stesso tempo ho scoperto che nessuno sapeva niente di caffè. Tutti noi lo beviamo, ma nessuno si chiede: da dove proviene? Com’è stato tostato? Che metodo di lavorazione ha ricevuto? Così mi sono detta: se nessuno parla di questo, ora ne parlo io. Ho aperto un profilo Instagram con la missione di spargere il verbo sul caffè in Italia, perché, sembra assurdo, ma proprio qui manca la cultura del caffè.”

L’INEQUIVOCABILE CADENZA TARANTINA

Inizialmente Valentina si rivolge ai suoi followers parlando e scrivendo in inglese. Ma il suo obiettivo è quello di diffondere i suoi ‘coffee-pipponi’ (come ama definirli) in Italia, pertanto realizza l’importanza di utilizzare la sua lingua, il suo dialetto e tirare fuori tutta l’autenticità.

 “Nonostante abbia avuto un periodo di distacco dalla mia terra, non ho mai voluto cancellare le mie origini. Ecco perché il dialetto rimane ed è presente, fa parte di me e della mia storia. Quindi l’ho trasformato in un punto di forza. Io vivo e lavoro a Milano, ma il dialetto tarantino è un qualcosa che mi caratterizza e la mia cadenza pugliese è inequivocabile. A un certo punto, con il passare del tempo, ho pensato che questo fosse un mio segno di riconoscimento e quindi valeva la pena sottolinearlo, anche perché io nella vita di tutti i giorni sono così.”

RACCONTARE IL CAFFÈ SPECIALTY

Le reazioni ai suoi racconti sono duplici, c’è chi si mostra diffidente e non è disposto a mettere in discussione alcune certezze.

Ma poi c’è chi resta completamente rapito da questo mondo e vuole saperne di più.

“Una delle mie caratteristiche è che parlo solo del caffè specialty, cioè di altissima qualità e completamente tracciato. Un po’ come succede con tutti gli altri prodotti alimentari, si conosce l’altezza della montagna in cui è stata piantata l’arabica, l’azienda agricola da cui arriva, la filiera corta. Nel suo viaggio dal paese di origine a noi il caffè subisce pochissimi passaggi, quindi è sostenibile, sicuramente più costoso. Il prezzo è all’incirca 1,50€. È giusto dare valore alla filiera e a chi lavora. Inoltre il caffè specialty è sottoposto a un punteggio. Ci sono degli esperti assaggiatori, i Q Grader, specializzati nell’assaggio dell’arabica, che attribuiscono un punteggio su una scala da 1 a 100. Il caffè che raggiunge gli 80 punti e li supera è un caffè specialty.”

 IL CAFFÈ A CASA

Regola numero uno per un buon caffè con la moka è sceglierlo di qualità. Può anche non essere specialty e raggiungere 70 punti, anziché 80, ma se vogliamo bere un buon caffè non possiamo rinunciare alla qualità. A questo supremo consiglio, ne seguono altri che mettono a repentaglio alcuni luoghi comuni: no alla montagnetta nel filtro, no al romantico gorgoglio e acqua sempre sotto la valvola di sicurezza.

“È preferibile non fare la montagnetta di caffè, perché così l’estrazione sarà più uniforme, in questo modo l’acqua passa da tutti i punti del filtro in maniera omogenea. È una questione di fisica e un po’ anche di logica. Però, se vuoi fare la montagnetta perché ti ricorda tua nonna, ben venga. Basta esserne consapevoli. È importante che il coperchio della moka sia sempre alzato mentre è sul fuoco, per non creare condensa all’interno del bricco. L’obiettivo è non bruciare il caffè. La moka raggiunge temperature molto alte, per questo va tolta dal fuoco appena inizia a venir fuori il caffè e prima che inizi il classico gorgoglio. L’estrazione continuerà grazie al sistema a pressione di vapore.

Ci sono tanti miti da sfatare, il gorgoglio, tanto romantico, è il segno che la moka ha raggiunto e superato i 100 gradi e di conseguenza ha bruciato il caffè, così come lasciare la moka fino alla fine sul fuoco significa estrarre tutta la parte amara.”

 IL CAFFÈ AL BAR

Non solo a casa, ma anche al bar la qualità viene prima di tutto, e il primo segnale arriva dalla sua pulizia.

“Quando si entra in un bar io consiglio sempre di dare un occhio alla macchina espresso, vedere se è pulita, perché se ha le lance per fare il cappuccino sporche, quindi se c’è il latte attaccato, tipo ricotta, allora lasciamo proprio stare.

Poi bisogna analizzare il caffè. La crema non deve avere buchi, né lasciare la lingua felpata. Se è molto amaro c’è qualcosa che non va e sicuramente non è stato estratto bene. Chiudo con il classico caffè ristretto, che in realtà contiene meno caffeina del normale, perché la caffeina è idrosolubile e quindi aumenta con più acqua.”

 

 

 

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