La Puglia riscopre la propria vocazione per i vini bianchi

Carosello una parola che nel collettivo di molti ricorda il programma televisivo trasmesso su Rai1, per altri invece la più antica ed affascinante giostra. Luci e colori creano un’atmosfera incantata che trasportano grandi e piccini in un immaginario mondo delle fiabe, un po’ come accade con il vino per noi adulti. Per i pugliesi invece, il carosello, rappresenta un ibrido tra una varietà di melone e cetriolo e proprio da quest’ultimo ne ha ereditato la coltivazione. La Puglia terra di grandi rossi, negli ultimi anni, sta strizzando l’occhio ai bianchi ai quali sono dedicate solo quattro Doc tra le ventinove complessive.

Tra i tanti appuntamenti che hanno animato il Vinitaly degno di nota è il format dal nome intrigante: “Puglia Carosello- Vini, temi, guide”. La Puglia che vinifica in bianco, tra vini fermi e bollicine. Una degustazione che ha presentato dieci aziende differenti per altrettanti vini provenienti da vitigni a bacca bianca, a guidare questo viaggio nel gusto made in Puglia ci ha pensato  Alessandra Piubello, giornalista e co-curatrice della Guida Oro I Vini di Veronelli. “La Puglia è una terra che amo profondamente, quando arrivi in Puglia ti senti a casa”. Così ha esordito Alessandra prima di iniziare la degustazione, proiettando gli ospiti all’interno di un vortice d’immagini dal forte richiamo pugliese: trulli, vigneti e ulivi.

Le varietà autoctone degustate nel corso della masterclass sono state: Bombino bianco, Malvasia bianca, Verdeca un tempo usato per fare il vermut, Fiano, Bianco d’Alessano, Moscato bianco, Pampanuto e Minutolo,  confuso per molti anni con il fiano, nel 2011 è stato inserito nel registro delle varietà. L’enologo di riferimento per la viticultura pugliese, Lino Carparelli, padre del “Rampone” della cantina I Pastini, fu tra i primi a vinificare il Minutolo. Nel 2000, setacciando le vigne vecchie di Locorotondo, lo scovò e da lì partì il suo percorso di crescita e di conoscenza del vitigno.

Sono trenta mila ettari di superfice vitata, con un 34% della produzione totale destinata ai vini bianchi, caratterizzati da una grande piacevolezza e struttura, ideali per aperitivi, pranzi e cene a base di pesce, regalando ai palati  il giusto equilibrio di armonie. La Puglia da qualche anno ha tutte le carte in regola per valorizzare e far crescere i propri bianchi e molti produttori hanno deciso di investire in questa direzione. L’arte della vinificazione ha regalato, negli ultimi anni, sulle tavole delle bottiglie di qualità con un lavoro di crescita esponenziale che contraddistingue le varietà prodotte con uno stile inconfondibile.

 

Le etichette in degustazione:

Cinqueò Locorotondo Verdeca 100%. Al naso note di albicocca, menta, bergamotto e rosmarino. Bocca fine, strutturata, il finale è rotondo e persistente.

Alice Produttori Manduria. Verdeca 100%. Al naso erbe aromatiche, biancospino e agrumi. Palato persistente e piacevole, bouquet di fiori sul finale.

I Sierri Cosimo Taurino. Chardonnay 100%. Al naso frutta matura, albicocca. Al palato erbe aromatiche, intenso e dal carattere deciso.

Le Pitre Mottura Salice Salentino bianco. Fiano e Chardonnay. Al naso note floreali e frutta tropicale. In bocca è fresco, fine e persistente.

Castilio Cardone Vini. Minutolo 100%. Al naso è intenso e complesso, evidenti le note fruttate. Al gusto sapido ed equilibrato.

Rampone I pastini. Minutolo 100%. Al naso erbe aromatiche e agrumi. In bocca ha una buona acidità e persistenza.

Luna Conti Zecca. Malvasia bianca e Chardonnay. Al naso note di frutta esotica e vaniglia. Al gusto complesso e sapido.

Santaloja Mirvita. Moscato bianco di Canelli 100%.  Evidenti le note aromatiche. Buona struttura, fine e persistente.

Bianco di Negroamaro Claudio Quarta. Negroamaro 100% vinificato in bianco. Note di gelsomino e camomilla. Equilibrato, consistente e di struttura.

Minù Vetrere Orange wine. Minutolo 100% macerato per quattro giorni sulle bucce. Al naso note agrumate, elegante e fresco.

 

 

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