Francesco Liantonio: “Attendo il Vinitaly per capire il modus operandi dei mercati”

Francesco Liantonio è un uomo del sud che appartiene alla generazione di chi ha vissuto in prima persona “la rivoluzione vinicola”, che da trent’anni anima la Puglia. Il suo nome è legato alla cantina Torrevento, collocata ai piedi di Castel del Monte, la prima ad aver imbottigliato il Nero di Troia in purezza, di cui ne è il responsabile e oggi ricopre un ruolo importante nel panorama enoico italiano. È il presidente di Valoritalia, società italiana, controllata da Federdoc, leader nella certificazione dei vini a Denominazione di Origine. La società garantisce la tracciabilità del prodotto dal vigneto all’immissione sul mercato, assicurando a imprese, istituzioni e consumatori, il rispetto degli standard di produzione stabiliti nei Disciplinari di Produzione adottati dai rispettivi Consorzi di Tutela. Tra Doc, Docg e Igt, Valoritalia certifica 230 Denominazioni di Origine, pari a oltre il 60% della produzione nazionale dei vini di qualità. In aggiunta, Valoritalia certifica le produzioni da agricoltura biologica e da agricoltura integrata (Sqnpi) di alcune migliaia di aziende, oltre a certificare standard innovativi di sostenibilità, come Equalitas, Viva e Vinnatur. Abbiamo affrontato con Liantonio temi differenti legati al mondo vino, partendo dall’attualità legata alla decisione dell’Europarlamento sul suo consumo, alla sostenibilità e al momento magico che sta vivendo il Nero di Troia.

La modifica introdotta dall’Europarlamento alla relazione sul Piano di azione anti-cancro, sottolineando la differenza sul consumo nocivo e moderato di bevande alcoliche è una vittoria per l’intero mondo del vino?

Dobbiamo contrastare queste situazioni all’origine e più che una vittoria la chiamerei un dato di fatto. Voler osteggiare prodotti come il vino o lo stesso olio extra vergine d’oliva, che sono cibi presenti all’interno della dieta mediterranea, è un attacco diretto ai nostri prodotti piuttosto che al loro consumo. Spesso capita nella comunità europea, che gli equilibri si spingano verso i paesi appartenenti all’area del nord a discapito, invece, di paesi come l’Italia che sono produttori di materia prima. Dobbiamo vigilare per evitare che queste discussioni entrino all’interno del parlamento europeo, salvaguardando il nostro territorio e la nostra Puglia. Questo sia da monito per non permettere all’industria di porre la sua bandierina sul nostro made in Italy.

Lei parla di sostenibilità concreta, la scelta sempre più numerosa da parte delle aziende di aderire alla certificazione Equalitas lo dimostra? A che punto ci troviamo oggi?

La sostenibilità non è qualcosa di astratto ma è il nostro quotidiano è quella logica consapevolezza tra noi e l’ambiente che ci circonda. La sostenibilità tocca tre pilastri fondamentali: economico, sociale e ambientale. Quando portiamo le aziende alla certificazione Equalitas mi fa piacere perché vuol dire che tante persone hanno deciso di abbracciare la salvaguardia tra l’uomo e il prodotto. Nel mondo del vino svariati milioni di bottiglie appartengono all’Equalitas e circa 200 sono le aziende in attesa di ottenere la certificazione.

La certificazione potrebbe essere per alcune aziende un escamotage per entrare in determinati mercati o crede sia davvero avvenuta una rivoluzione etica alla base?

Se siamo arrivati alla richiesta di certe certificazioni vuol dire che certi mercati prima di noi hanno fatto delle scelte giuste e che ora anche noi siamo disposti a fare. Chi decide di intraprendere questo percorso lo fa con cognizione di causa perché il Mondo intero sta andando in quella direzione. Basta con le parole bisogna fare i fatti. Non sono escamotage sono scelte di campo, un’evoluzione che l’umanità mette in atto per fare del bene a tutti.

Come presidente del Consorzio Vini Castel del Monte come vede gli importanti riconoscimenti che sta ottenendo il vitigno Nero di Troia?

Senza essere frainteso le rispondo: meglio così. La Puglia sta vivendo da un ventennio un risveglio culturale della viticoltura e siamo passati da una produzione quantitativa, riservata al commercio fuori regione, alla volontà di imbottigliare con i propri brand e le proprie denominazioni. Non siamo più considerati come la Cenerentola d’Italia ma possiamo essere una regione di riferimento per la produzione enoica. Primitivo, Negroamaro e Nero di Troia sono i vitigni cardine della Puglia, ognuno di loro, però, si è mosso seguendo tempi e modi differenti. La nostra scelta è stata quella di consolidarci negli anni, la denominazione Castel Del Mondo è l’unica certificata da ValoreItalia. Bombino Nero per il Rosato Castel del Monte il Nero di Troia per la Doc Castel del Monte. Il Nero di Troia era un vitigno che stava scomparendo, con somma soddisfazione in quasi 30 anni di lavoro, siamo riusciti a ripopolarne i nostri vigneti, facendo apprezzare il suo potenziale e l’eleganza. Il Nero di Troia e il Bombino Nero vogliono posizionarsi all’apice della piramide produttiva di qualità. Aver seminato bene oggi  ci restituisce i frutti e di questo ne siamo terribilmente orgogliosi.

Con la sua Torrevento ha deciso di investire l’anno scorso sempre in Puglia, nel Salento. Come mai la volontà di restare sempre nella stessa regione e di non cercare accordi in zone differenti?

Noi siamo la prima azienda al mondo ad aver imbottigliato un Nero di Troia in purezza, il “Vigna Pedale” tra il 1989 e il 1990 e l’abbiamo fatto perché crediamo nella valorizzazione della nostra terra, che sento mia. C’è capitata l’occasione di intavolare un discorso con la Orio Wine, proprietari di alcuni vigneti ad alberello, nella zona di Brindisi, nella Doc del Primitivo di Manduria ed ho percepito in loro le stesse emozioni che mi hanno spinto, tanti anni fa, a credere nella mia avventura. Il Primitivo non credo sia un vitigno arrivato al capolinea anzi ha ancora molto da dimostrare, così dopo un consulto in famiglia abbiamo deciso di investire qui per sperimentare, scoprire e fare qualcosa di nuovo,  lì si può fare tanto. Per quanto riguarda gli investimenti fuori regione con la Prosit Spa, holding che unisce più cantine per affrontare insieme il mercato internazionale, di cui facciamo parte,  abbiamo messo un piede in Abruzzo, Toscana e Veneto.

Ad aprile dopo due anni di stop torna il Vinitaly, cosa pensa di questa fiera?

Il Vinitaly è sempre stato un punto di confronto e di riflessione per capire se si sta andando nella direzione giusta. In questi due anni il mercato del vino non si è fermato è andato avanti e ben vengano queste fiere, attendo questo Vinitaly con attenzione e tensione per verificare il nuovo modus operandi dei mercati. Oggi i contatti si muovono maggiormente verso il digitale, la pandemia ha spinto in questa direzione, ma il vino ha bisogno anche degli scambi interpersonali per funzionare.

 

 

 

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