Olio Intini è la migliore azienda 2022 e a marzo lancerà il suo primo vino

“Le parole insegnano, gli esempi trascinano. Solo i fatti danno credibilità alle parole” ha affermato Sant’Agostino. L’espressione citata è forse la più efficace per descrivere Pietro Intini, Olio Intini e la vision imprenditoriale. Olio Intini ha sede in contrada Popoleto, tra le colline di Alberobello, cittadina patrimonio dell’Unesco, ha quasi cento anni di storia, è stata eletta azienda dell’anno 2022 dalla guida Flos Olei, la più importante pubblicazione di settore a livello globale, la seconda volta dopo soli due anni tra 500 aziende d’eccellenza provenienti dai cinque continenti.

Pietro è un “rivoluzionario” silenzioso che non accetta compromessi sulla qualità, ha scommesso sul recupero della cima di Mola, una varietà locale che ha rischiato di finire nell’oblio, e sulle tecnologie più avanzate per dare una svolta al frantoio di famiglia, alla sua produzione e al territorio. Qual è il segreto del successo di un olio extra not ordinary? Le cause sono diverse. Il contesto pedoclimatico è particolarmente privilegiato, gli ettari coltivati sono circa venti dislocati tra la città dei trulli e la Valle d’Itria, qui le forti escursioni termiche tra il giorno e la notte, e il terreno argilloso donano oli di struttura dalla carica fenolica fuori dalla norma. Occorre poi aggiungere una dose di sana follia, abbinata all’intuizione, alla competenza e allo spirito di innovazione. Questi elementi hanno fatto la differenza, oggi Pietro è ammirato, anche invidiato, fino a poco tempo fa erano in pochi a credere in lui e nel suo progetto troppo futuristico. Le etichette sono otto, le cultivar sono olivastra, coratina e poi la cima di Mola, il fiore all’occhiello. Olio Intini ha ottenuto il riconoscimento del presidio Slow Food per il lavoro di tutela e difesa della cima di Mola, questa tipologia era a rischio di estinzione per le sue peculiarità che la rendono difficile da raccogliere e onerosa da lavorare, era utilizzata come porta innesto per la sua vigoria. Da origine a un olio intenso, complesso e persistente, le nuance aromatiche ricordano il radicchio, la nocciola, la rucola e la foglia di pomodoro. “Olio Intini si avvale di moderne linee di estrazione in continuo che permettono di produrre olio in assenza di ossigeno grazie all’inertizzazione di tutto il processo produttivo – sottolinea Pietro Intini -. Siamo uno dei pochi frantoi in Italia a poter vantare la coesistenza di ben quattro sistemi di frangitura e diversi metodi di gramolazione, scelte in base alle annate, alle cultivar e al loro grado di maturazione. Segue il filtraggio immediato dell’olio e la conservazione a temperatura controllata in serbatoi di acciaio inox, e infine il sofisticato processo di imbottigliamento, è tramite l’immissione in ciascuna bottiglia di una piccola quantità di gas inerte che viene garantita la perfetta conservabilità del prodotto”. Pietro predilige l’azione alle parole, ha i piedi per terra, il successo non gli ha dato alla testa,  anzi, è lo stimolo per cercare di migliorare, fare rete e promuovere lo sviluppo dell’areale, essenziale è il supporto di Paola Sgobba, la moglie che cura la comunicazione e del resto della famiglia. “Sono curioso, mi piace giocare e stupirmi, ogni anno faccio una nuova scoperta – afferma Pietro Intini -. Ma attenzione, sono innumerevoli i rischi, quando ho iniziato le aziende che vendevano i nuovi macchinari non fornivano un’adeguata assistenza e gli imprevisti erano dietro l’angolo. La  passione mi ha sostenuto, le cose non sempre  filano lisce come l’olio. La nostra è una piccola realtà – prosegue Pietro – abbiamo difficoltà a trovare manodopera specializzata, la cura degli olivi non posso affidarla al classico potatore seppur bravo e rinomato, l’approccio e la mentalità mal si combinano con la moderna olivicoltura. Siamo vittime della presunzione del sapere tutto e di un tessuto produttivo non al passo. Sarebbe futuristico riuscire a creare un consorzio per la condivisione ad esempio di maestranze formate. A livello nazionale, l’anno scorso abbiamo costituito la FIOI Federazione Italiana Olivicoltori Indipendenti. Si tratta di una nuova associazione che raccoglie le migliori realtà olivicole che fanno della produzione artigianale d’eccellenza la loro cifra stilistica”. L’olio Evo lo ha scelto e rapito, il senso di responsabilità e rispetto per i sacrifici di un’intera vita dei genitori ha fatto il resto. Abbandonati gli studi in lingue, Pietro è ripartito da zero, ha viaggiato, ha studiato, è diventato  assaggiatore professionista di olio, capo panel, tecnico di frantoio, esperto di tecniche di potatura e gestione del suolo e poi sommelier del vino. Il vino è l’altra sua grande passione, finalmente ha trovato il tempo per poter occuparsene, presto uscirà a marzo un bianco a base di Verdeca prodotto dalle vigne di  famiglia avvalendosi della consulenza di Giovanni Aiello alias Enologo per amore. Il nome è ancora top secret.

 

 

 

 

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