Morena Tamborrino, le sue illustrazioni un mix di geometrie che piacciono agli chef

Una mostra nello store Hermés a Parigi, una cover di moda per il Sole 24Ore e tantissime collaborazioni nel mondo della gastronomia. Sono questi i fiori all’occhiello del portfolio professionale di Morena Tamborrino Illustrazioni, progetto artistico collettivo di due sorelle pugliesi, nato nel 2016.

Negli anni precedenti Morena si occupa di teatro sperimentale collaborando, tra gli altri, con Cesare Ronconi, Mariangela Gualtieri e Giorgio Barberio Corsetti. Durante le tournée realizza schizzi di mondi immaginari in bianco e nero. Li colorerà più tardi al suo rientro in pianta stabile nella terra d’origine e da quelle bozze nascerà la decisione di trasformare in lavoro la passione per l’illustrazione. Intanto Sara, sua sorella, assume la direzione artistica del progetto curandone da Parigi la diffusione e la narrazione.

I disegni di Morena sono una narrazione sospesa tra la Puglia ed il resto del mondo. Un racconto talmente versatile da comprendere le suggestioni del mosaico e le geometrie anni Settanta. È la storia di una forma d’arte moderna, che lei stessa, insieme a Sara, ci racconta.

Un famoso illustratore americano e autore di libri per bambini (Jerry Pinkney) ha detto: “Viviamo in un’epoca in cui c’è un’abbondanza di modi in cui possiamo esprimere noi stessi”. Come mai Morena ha scelto di esprimersi attraverso l’illustrazione?

Nella prima parte della mia vita il mio mezzo di espressione è stato senza dubbio il teatro, quindi il corpo e la voce difronte ad un pubblico in platea. Oggi avverto l’esigenza di dedicarmi al processo creativo in solitudine. I protagonisti diventano i disegni. Sono loro a calcare il palco. È un capovolgimento interessante di prospettive.

La comunicazione visiva è (quasi) tutto nell’era dei social media. Il processo creativo è in qualche modo condizionato dal fatto che le opere saranno date in pasto il web?

Il processo creativo non ne è influenzato, ma certamente le scelte redazionali relative ai contenuti da diffondere sì. Viviamo internet come fosse una galleria che ci consente un contatto diretto con il pubblico. Siamo sempre molto curiose delle reazioni che le immagini suscitano e grate per l’affetto che raccogliamo.

Dai libri illustrati all’arte digitale e al design grafico, gli illustratori sono sempre più richiesti anche per l’enorme diffusione che Internet dà all’immagine. I marchi investono nell’illustrazione per raccontare le loro storie in maniera coinvolgente. Come funziona questo lavoro?

In un primo momento i committenti ci raccontano i loro obiettivi e le loro esigenze. Da parte nostra cerchiamo di capire l’essenza e i valori che la marca incarna attraverso le storie che ascoltiamo. Consideriamo importante conoscere personalmente i clienti: è l’unico modo per cogliere a fondo l’unicità del loro progetto. La nostra missione finale consiste nel trasformare il tutto in immagini che non raccontino al primo grado il progetto, ma che lo suggeriscano, lo evochino attraverso i motivi o disegni capaci di veicolare emozioni e atmosfere. In altre parole prediligiamo il linguaggio poetico.

C’è un tema ricorrente e una palette di colori che li caratterizzano? Da cosa (o chi) trae ispirazione? Quali temi esplora?

Inizialmente ho tratto ispirazione dal mio territorio, la Terra delle Gravine, dagli animali che lo popolano e dai centri urbani che sorgono sui cigli di questi dirupi. Ho voluto che il mio lavoro fosse l’espressione del luogo che tornavo ad abitare anche per i mezzi utilizzati. È per questo che mi sono avvalsa del solo materiale utile disponibile nella cartolibreria del paese: sette pennarelli indelebili. Ogni gesto doveva risultare irreversibile e non contemplare l’errore. Ogni sbavatura diventava il pretesto per inedite geometrie. La palette limitata insieme alla scelta di procedere per riempimenti geometrici è diventata presto una cifra stilistica. Dopo aver lavorato in questo modo per diversi anni, ho dato nuovo slancio alla ricerca integrando altri colori e indagando nuovi temi come la fauna della savana e paesaggi non unicamente pugliesi.

Molti vostri progetti sono legati al mondo del cibo: la realizzazione del menù collezione del ristorante Pashà a Conversano, la lunch box per lo chef Surico di Gioia, la pubblicazione sul pane di Laterza…..Come nasce questa connessione?

La gastronomia pugliese è in piena evoluzione e ci piace molto far parte di questo fermento, contribuendo alla comunicazione di alcune delle realtà più virtuose. Una delle esperienze più belle è stata senza dubbio quella con il ristorante Pashà di Conversano. Su impulso del patron Antonello Magistà abbiamo realizzato dei menù collezione. Siamo state molto ispirate dall’incontro con lo chef Antonio Zaccardi e la Pastry Chef Angelica Giannuzzi, due professionisti preziosi, due menti brillanti e affascinanti il cui talento dà grande lustro alla nostra regione.

Bellissima è stata anche l’avventura condivisa con l’Osteria del Borgo Antico di Ottavio Surico per il quale abbiamo disegnato una scatola nella quale sono contenute le sue creazioni. È stato un percorso di grande interesse nel quale ci siamo date l’obiettivo di omaggiare le radici bizantine della città di Gioia del Colle e rievocare le luminarie e i rosoni romanici simbolo della Puglia attraverso un motivo e pochissimi colori. Il risultato è rustico, ma elegante allo stesso tempo, proprio come la visione della cucina dello chef Surico.

Il libro sul Pane di Laterza: più che un lavoro, è stato un vero viaggio di riappropriazione della nostra personale narrazione e delle nostre radici, essendo noi originarie proprio di questo luogo. A questo tipo di pane, così noto e apprezzato a livello nazionale, si lega l’epopea dei popoli della Murgia. Un vero privilegio e una bellissima opportunità poter raccontare e riscoprire questa storia.

Gli illustratori, come tutti gli artisti, hanno un’importante responsabilità nel rappresentare la cultura. Lei Come vivete questa responsabilità?

La nostra responsabilità l’avvertiamo nell’obiettivo che ci diamo di creare qualcosa di unico e che reputiamo possa suscitare emozioni. È un percorso che oscilla tra intuizione e lavoro di ricerca. A volte l’ispirazione è immediata, altre volte è necessario insistere su dettagli piccolissimi che fanno però la differenza nell’equilibro generale dell’opera. È un’avvincente sfida quotidiana, un viaggio nel quale si cresce con l’applicazione costante.

Se non fosse un’illustratrice, cosa vorrebbe essere?

Adoro la matematica. Mi sarebbe piaciuto insegnarla. A pensarci, lo stile geometrico che emerge nel mio lavoro è forse un modo altro per veicolare questa mia passione e continuare a frequentarla in chiave artistica.

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