Momi, il bistrot fusion del gruppo Hagakure apre a Taranto

Si chiama MOMI il nuovo format di cucina internazionale aperto a Taranto da martedì 25 gennaio. Il progetto di cucina internazionale che fa capo al gruppo Hagakure è il primo in assoluto a prendere forma fuori dalla provincia di Bari.

Un bistrot fusion lo definiscono i proprietari. Un bell’esperimento di cucina veloce partendo da materie prime di qualità. La garanzia è proprio la famiglia De Giglio, storici produttori e commercianti ittici baresi, da cui è nata un po’ per passione l’onda giapponese in terra di Puglia.

Mentre si sistemano gli ultimi dettagli in vista dell’apertura, abbiamo incontrato Vincenzo De Giglio che con il fratello è proprietario del marchio e del format che con Davide Di Santo e Saverio Mileto, anche loro imprenditori della provincia barese, hanno scelto Taranto per l’aperura di MOMI.

Come mai la scelta di investire nella Città dei Due Mari?

È il primo investimento fuori provincia. Taranto ci ha convinto da subito per la prospettiva di crescita che ha questa Città. Siamo sempre stati imprenditori attenti alle proiezioni e sappiamo che nel triennio 2024-2026 Taranto vivrà un momento molto intenso dal punto di vista dello sviluppo urbano e dell’attrattività. Oltre alla prospettiva di una città in crescita il dato di partenza è quello delle nostre statistiche interne. Nella nostra app abbiamo profilato fino ad oggi 4mila clienti tarantini che sono notevolmente aumentati durante il periodo della pandemia tanto da obbligarci a prevedere le consegne almeno due volte alla settimana da Massafra a Castellaneta sino a Taranto città. è chiaro che i tarantini amano il nostro brand.

Definite MOMI bistrot fusion, ma qual è la sua identità gastronomica?

MOMI, che è l’hawaiano di “perla”, nasce come la pokeria bistrot del format Hagakure. Il piatto principale è il poke, tipicamente hawaiano. A un prodotto gastronomico facile, veloce, dinamico, abbiamo associato l’esperienza della cucina asiatica che è l’anima di Hagakure che proprio quest’anno compie dieci anni dalla sua nascita.

Come nasce questo progetto?

Dobbiamo fare un passo indietro nel passato. Noi siamo commercianti di prodotti ittici. Lavoravo con mio padre e fornivamo i sushi bar a Bari. Ho messo insieme la mia grande passione per il Giappone e la sua cucina e la possibilità, da imprenditore, di poter offrire un prodotto di alta qualità a un prezzo concorrenziale perché saltavo parte della catena commerciale. È bastato mettere insieme queste due cose. Poi nel tempo abbiamo coinvolto chef Daniel Cavuoto che, dopo diverse esperienze di cucina internazionale, ormai firma i menù del gruppo.

Come vi difendete dal proliferare dei format “all you can eat”? È davvero possibile offrire cucina giapponese a meno di 20 euro?

Ci difendiamo continuando a lavorare su due concetti: ospitalità e qualità delle materie prime. Noi abbiamo una linea di approvvigionamento Premium, non è detto sia lo stesso per gli altri. Un menù completo al di sotto di quella cifra quando spendi 40 euro a sacco solo per il riso, mi sembra impossibile da garantire.

I piatti proposti sono firmati dallo chef Daniel Cavuoto, cresciuto nel gruppo Hagakure, ma la cifra stilistica da dove deriva?

Chef Daniel ha fatto esperienze di cucina internazionale dalla Spagna alla Francia. È stato anche allievo di Pierre Gagnaire. Lo abbiamo intercettato mentre stava per partire con un progetto a Roma e dal 2019 è lo chef residente di Noh Samba il ristorante gastronomico del nostro gruppo.

E poi spazio anche a una drinklist di qualità firmata da Tommaso Scamarcio.

Tommy è il bar manager del gruppo. Anche lui ormai resident di Noh Sam. 5° ai Bar Award di Bargiornale ha pensato una drink list per il perfetto pairing con i piatti fondando l’abbinamento sugli equilibri di gusto che abbiamo da MOMI. A Taranto il bar riveste un ruolo centrale e strategico e da il benvenuto a chi entra nel ristorante facendo immediatamente capire la nostra identità, appunto un bistrot fusion con un’offerta di altissima qualità.

 

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