Non è domani, non è dopodomani è: Pscridd

E così era passata l’estate. Tra i tuffi a mare, l’attesa senza fine sotto l’ombrellone dopo la merenda a base di focaccia barese, le scarpinate nell’orto a rincorrere i polli e le merende azzannate sul ciglio di una strada di campagna durante una passeggiata in bicicletta, l’estate era passata. E con lei si erano volatilizzati anche i giorni di pace e serenità di Edoardo, alle prese con le letture consigliate prima del rientro a scuola. Gli ultimi giorni di agosto, infatti, il ragazzino ha dovuto fare un lavoro di auto convincimento per non ascoltare le voci subliminali – se i suoi amici Pietro e Michele possono intendersi come subliminali – che lo richiamavano verso il litorale per gli ultimi bagni di stagione.

E più si avvicinava la fatidica data del rientro forzato in Lombardia, più Edoardo aguzzava le orecchie, in cerca dei segnali premonitori che immancabilmente spuntavano alla fine di ogni stagione estiva, ad indicargli che presto avrebbe dovuto accantonare come ogni anno la parentesi pugliese per tornare alla sua vita di tutti i giorni, tra la coltre di nubi e le montagne di cemento che costituivano gran parte della sua quotidianità. Si aspettava da un giorno all’altro di dover mettere sotto chiave i ricordi della bella stagione e rimandarli alla prossima occasione.

Ma se la scuola poteva attendere un paio di giorni, il lavoro di papà Alberto non era altrettanto clemente. Per il momento, però, da parte dei suoi genitori, non un accenno. Solo quando il ragazzino – come solo i bambini sanno fare – ha domandato a bruciapelo: “ Papi, ma quest’anno dobbiamo proprio tornare su?!”, ad Alberto ed Elisa è sfuggito uno sguardo di intesa e un sorriso abbozzato. Il ragazzo scoprirà presto che, proprio grazie ad un avanzamento di carriera di cui Alberto si faceva vanto dall’inizio dell’estate, la famiglia Nardini finalmente non sarebbe stata costretta a mettere da parte i ricordi estivi e aspettare un anno intero per tornare in quei luoghi suggestivi.

I due genitori infatti, avevano da tempo paventato l’idea di trasferire la loro vita nel sud Italia, un po’ perché ormai Elisa mal sopportava il distacco dalla sua terra natale e riusciva solo con grande fatica a colmare la mancanza del sapore di casa, un po’ perché Nonna Pina era rimasta sola. Attorniata da persone che le volevano bene, senz’altro, ma con un senso di solitudine che non voleva dare ad intendere per nessun motivo al mondo. E poi c’era quella questione della scuola di Edoardo. Avrebbe cominciato quell’anno le medie. Un’aria nuova. Nuovi compagni – tra questi anche i suoi “amici del mare” Pietro e Michele, come aveva l’abitudine di chiamarli Edoardo.

Insomma, tutte le carte erano ormai in regola per consentire a Nonna Pina e ad Edoardo di continuare a vivere in simbiosi. Impossibile non notare l’attaccamento che il ragazzino provava per la bisnonna e viceversa. Così, mentre Alberto rientrava a Milano per organizzare il trasloco, Edoardo già fantasticava sulla sua nuova scuola. Andrà d’accordo con gli altri compagni di classe? E le maestre, saranno severe? E dopo aver assalito di domande sua mamma e Nonna Pina, l’anziana signora, con il suo solito modo di fare spontaneo, sbotta: “Edoà, non ti preoccupare, ti ambienterai: se non è domani, è dopodomani; e se non è dopodomani è PSCRIDD!”.

Pinuccia, usando il termine “Pscridd” ha voluto placare l’agitazione del nipote, spiegandogli, a suo modo, di aspettare anche dopo dopodomani per dare una risposta a tutte le sue domande. In fondo non c’è fretta.  Domani si dice “cra”, dopodomani invece si pronuncia “pscra” e il giorno dopo ancora è: “pscridd”. Tutto chiaro?!

 

 

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